viernes, 14 de junio de 2013

De vuelta, luego del Capítulo Provincial

Prot. 85/11-15
Caracas, 13 de junio del 2013
Muy queridos hermanos, ¡El Señor les dé la paz!
Ayer por la tarde volví a Venezuela, después de dos meses en Italia. No puedo negar que no ha sido fácil dejar a mi gente con sus historias de vida; a los frailes con su cariño para conmigo; los lugares que me han visto niño, joven y adulto. Asimismo, me encanta estar de vuelta a esta nueva familia y patria que Dios quiso regalarme. Agradecido a todos ustedes que comparten conmigo la elección de Dios en la familia franciscana, y la búsqueda de la felicidad por los caminos arduos y fascinantes  del evangelio.

13/06/2013: Concelebración en la parroquia "S. Antonio de Padua"
Guanare - La Importancia
Hoy celebramos la fiesta de San Antonio de Padua. En el año de la fe, este hermano nuestro de la primera hora, apodado “martillo de los herejes”, nos impulse a “martillar” toda tentación herética, interna y externa: relativismo, acomodamientos burgueses, arribismo, frialdad en la relación con Dios y los hermanos, profesionalidad y falta de celo en el servicio ministerial, etc. Además, el santo portugués nos invita, a través de sus vicisitudes, a mantenernos abiertos a la voz del Espíritu Santo, siempre dispuestos a cambiar nuestros planes para asumir los de Dios.

Durante mi estadía en Puglia y la participación al Capítulo provincial, pude constatar, una vez más, la simpatía, el cariño y el compromiso de frailes y laicos hacia nuestra Custodia. Debo confesar que tuve unas dudas sobre esto, con referencia a los últimos tiempos, y lo expresé en la asamblea capitular. Sin embargo, la fuerte reacción de los frailes frente a mis dudas, me ha sido de mucho consuelo y estoy feliz de haberme equivocado. El debate capitular y las mociones aprobadas me confirmaron en este lazo material y espiritual que nunca se ha roto.
Todos los capitulares, además, han acogido con favor y entusiasmo la solicitud de la Conferencia Episcopal Venezolana, con carta del Obispo de Guanare, de asumir el cuidado pastoral del Santuario Nacional “Nuestra Señora de Coromoto”. Por supuesto, nos invitaron a tomar una decisión que sea nuestra y compartida, evitando apuros dañinos, convocando un Capítulo custodial extraordinario, definiendo y afinando los términos del convenio con la Conferencia Episcopal. Los frailes venezolanos presentes en Puglia, también están a favor de la asunción del compromiso y se declararon disponibles a regresar, si hiciera falta su presencia para este proyecto.
Les alego a continuación las dos mociones sobre la Custodia de Venezuela, aprobadas en el Capítulo provincial ordinario.

Moción 10. El Capítulo Provincial, examinada la solicitud del Obispo de Guanare, con carta del 29 de mayo del 2013, alienta encarecidamente el Capítulo Custodial Extraordinario a asumir el cuidado pastoral del santuario nacional-basílica menor Nuestra Señora de Coromoto, en continuidad con el proyecto elaborado en el 2001.

Moción 11. El Capítulo Provincial, en el cuadro de las perdurables relaciones fraternas con la Custodia provincial, se compromete a garantizar un renovado impulso a la animación misionera en el ámbito provincial; confirmando la contribución mensual de 2000 dólares de parte de la administración provincial, pide que se transmita anualmente al Ministro provincial el informe administrativo de la Custodia y anima en la prosecución del camino d progresiva autonomía, también económica; exhorta finalmente a retomar las experiencias de voluntariado laical en Venezuela.

Invito a todos a la oración, para que el Señor siga convirtiendo nuestros corazones y nos dé sabiduría evangélica, capacitándonos a discernir los signos de los tiempos y dar respuestas cristianas a los desafíos que la historia nos propone. Nuestro Padre y Hermano Francisco de Asís nos transmita anhelos de santidad. Nuestra Madre la Virgen de Coromoto acompañe nuestro discernimiento y nos haga generosos en responder a los llamados de Dios. 
fray Matteo Ornelli
Custodio provincial

jueves, 2 de mayo de 2013

Capitulo Provincial 2013: Documento di verifica


Documento di verifica del XVIII Capitolo Provinciale Ordinario della
Provincia di Puglia dei Santi Nicola e Angelo dei Frati Minori Conventuali
(Direttorio per la celebrazione dl Capitolo Provinciale Ordinario, nn. 58-59)

Definitorio Provincial y Economo
La nostra Provincia «è molto ricca e variegata», come afferma nella sua relazione il visitatore generale fr. Miljenko Hontic, e per questo è caratterizzata da problematiche legate alla sua volontà di vivere adeguatamente la sua vocazione. Afferma la propria identità francescana ed evangelizzatrice, soprattutto delle nuove generazioni e in loro compagnia.
Il filo rosso evidenziatosi in tutte le relazioni dei frati e dei laici è l’esigenza primaria più richiesta e sentita della formazione iniziale e permanente.
Si è richiamato spesso l’ascolto e l’attenzione alle voci laicali, specie dell’O.F.S., Gi.Fra., MI, Gi.M.I., per un orizzonte evangelizzante non “innamorato del proprio ombelico” di frati e delle nostre esistenti realtà pastorali.
Viene espresso l’urgente e doveroso coraggio di lanciarsi, frati e laici insieme, verso il mondo per un’evangelizzazione nuova e francescanamente condotta.

Ambiti privilegiati della verifica

1. Primato di Dio e formazione permanente:

Luci: si rilevano: tendenza a celebrare la Liturgia delle Ore con i laici; diffusione della lectio divina; buon ritmo della preghiera comunitaria. Lodato l’impegno per la formazione permanente, non solo nel capitolo conventuale; attenzione e partecipazione alle giornate di fraternità.

Ombre: a volte la preghiera appare formale o le viene dedicato un tempo residuale; fatica della condivisione di vita durante la lectio; primato di Dio a volte piuttosto teorico, che intercetta poco la vita e il discernimento della volontà di Dio; difficoltà a parlare delle cose di Dio anche in  capitolo conventuale; insufficiente attenzione alla celebrazione del sacramento della riconciliazione e alla scelta di una guida spirituale personale.

Prospettive: organizzare la vita della comunità a partire dalla preghiera liturgica; esercizi spirituali provinciali; vivere in continuo stile di preghiera; puntare di più sul primato di Dio; fare degli incontri “tecnici” sulla lectio divina e sulla celebrazione della Liturgia delle Ore come incontri provinciali di formazione permanente; curare maggiormente la preghiera personale.

2. Animazione vocazionale e formazione iniziale

Luci: positivo il lavoro fatto a livello regionale, che risulta ben strutturato e in parte svolto in rete; maggiore concretezza ai progetti di PGV derivata dal migliore utilizzo dei moderni media.

Ombre: eccessiva delega di questo impegno agli animatori regionali; poco impegno personale e comunitario a livello locale; troppe mansioni affidate agli animatori vocazionali con l’impedimento a “esserci” con i giovani.

Prospettive: redazione progetto locale PGV; esercizi spirituali cittadini; PGV come motivo e occasione di comunione nella e della comunità; primi contatti vocazionali nella comunità di origine più prolungati; costituzione in ogni convento, attorno all’animatore vocazionale e della pastorale giovanile, di una piccola equipe di laici; oltre all’animazione provinciale, anche a livello locale si abbia passione per questo settore che può contribuire a rendere “bella” la comunità; diverso approccio a lavorare in equipe; riapertura del postulato in Provincia, se possibile; formazione specifica di animatori di PGV capaci di essere educatori che sanno individuare nel buio dei nostri tempi le vie di Dio e offerta di occasioni particolari di dialogo personalizzato con i giovani; incremento della preghiera e delle opere di penitenza per impetrare da Dio le vocazioni; confronto dal vivo con i giovani, che mostrano ancora il bisogno di un contatto diretto; ricupero di un ruolo più attivo della comunità della Grottella dove abiti l’animatore provinciale.

3. Vita fraterna, apostolato e governo della Provincia

Luci: tanto bene che il Signore compie attraverso di noi, ovunque, nonostante le molte difficoltà e la solitudine superate solo dalla consapevolezza della sua presenza; grandi opportunità offerte dalla nostra variegata presenza pastorale sul territorio: santuari, cappellanie, parrocchie, centro di spiritualità… ; vicinanza del governo provinciale dimostratosi vicino ai frati fuori dalla regione; attenzione ai frati malati e bisognosi di assistenza.

Ombre: disagio personale dei frati di Sant’Agata (e di altri) che hanno avvertito solitudine nelle vicende che li hanno visti coinvolti in occasione della soppressione del convento; non piena semplicità e immediatezza nei rapporti fraterni; comunicazione talvolta carente a vari livelli; scollamento delle relazioni interpersonali; sovraccarico di responsabilità sulle stesse persone a livello locale e provinciale, che impedisce ai guardiani, in certe circostanze, di seguire più direttamente i frati; alcuni casi personali trattati non nella stessa maniera, a livello provinciale e locale; governo provinciale oberato dall’eseguire le decisioni dei capitoli precedenti e dal rincorrere soluzioni a difficoltà locali;  nella Provincia si è avvertito il cambio generazionale nel governo della stessa.
           
Prospettive: per quanto attiene alla “Grottella” emergono differenti vedute: 1) sospendere la casa filiale se perdurano le attuali condizioni; 2) rivedere lo status giuridico della “Grottella”, per enfatizzarne le potenzialità, soprattutto vocazionali; 3) necessità di un periodo maggiore di sperimentazione prima di nuove decisioni.
Ritorno più forte al nostro carisma in vista della nuova evangelizzazione e della PGV; progetto comunitario incentrato più sull’essere che sull’agire; coraggio di guardarsi dentro per essere più vivi nella vita fraterna; riconsiderazione dell’uso di mezzi specifici per la crescita personale attraverso la corresponsabilità; PPQ, nella parte riguardante la caratterizzazione dei conventi, elaborato dalle stesse comunità; attenzione ai vantaggi previsti dalle normative civili a favore dei frati malati e bisognosi di assistenza; maggiore importanza attribuita alla crescita personale, più che al “da fare”; senza la prima la vita si impoverisce e il lavoro pastorale va avanti per inerzia. Il CSS occasione per creare nuove forme di apostolato.
Collocazione di ministro provinciale, vicario e segretario possibilmente nella stessa sede.

4. Povertà, amministrazione dei beni e Centro della Spiritualità e Sociale

Luci: vita abbastanza semplice e sobria nelle comunità; unione degli sforzi nella realizzazione del CSS; miglioramento delle strutture di ciascun convento; contributi all’Ordine e alla Provincia corrisposti regolarmente; amministrazione provinciale oculata e attenta all’osservanza delle norme civili in materia; personale a nostro servizio retribuito secondo le legislazione vigente; collaborazione di alcuni frati alla conduzione dell’economia provinciale; ricorso alla consulenza di professionisti esterni.

Ombre: eccessivo uso delle automobili e di qualche strumento tecnologico; carico sproporzionato sull’attività dell’economo provinciale per l’esecuzione dei lavori al CSS; rilevazione di alcuni abusi nella gestione personale del denaro e delle pensioni; mancata presentazione di progetti edilizi alla commissione competente.

Prospettive: direttore del CSS distinto dall’economo provinciale; preparazione di un piano economico globale per la gestione del CSS da parte della Provincia; inserimento del direttore del CSS nella commissione economica; auspicabile creazione di un’equipe che affianchi il lavoro dell’economo provinciale; governo con maggiore vigilanza sulla vita di povertà delle comunità.

5. Custodia provinciale del Venezuela «Nuestra Señora de Coromoto»

Luci: non si è interrotta la relazione tra la Provincia madre e la Custodia provinciale; miglioramento progressivo della formazione iniziale e permanente; maggiore stabilizzazione vocazionale e riduzione degli abbandoni; pubblicazione sul blog conventualesvenezuela del bollettino custodiale; maggiore autonomia economica della Custodia; costruzione della nuova chiesa parrocchiale di Guanare.

Ombre: chiusura del noviziato custodiale, difficoltà del monastero delle clarisse di Guanare, interruzione dell’esperienza del CEMIOFS.

Prospettive: la Provincia intende sviluppare il proprio legame spirituale e fraterno con la Custodia provinciale, esprimendolo con ogni forma di collaborazione; incremento della cura dell’animazione missionaria provinciale, come strumento della nuova evangelizzazione.

Trani, 24 aprile 2013

Capitulo Provincial 2013: Relazione sulla Custodia


Introduzione

Carissimi frati capitolari, Il Signore vi dia la pace!
Alcune notizie che possono essere utili per conoscere meglio la realtà custodiale del Venezuela, dove siamo presenti dal 28 novembre 1978: 34 anni e mezzo. Attualmente abbiamo 5 conventi e 27 professi solenni in situazione regolare, dei quali 6 si trovano attualmente fuori dalla Custodia (di altri tre, che sono fuori dall’obbedienza, si sta cercando di regolarizzarne la posizione).
I professi solenni sono così divisi:

·         23 sacerdoti (dei quali 5 sono in Italia e 1 in Costarica)
·         1 diacono
·         3 fratelli religiosi
In formazione iniziale abbiamo:
·         5 professi semplici, studenti di teologia ad Alajuela(Costarica)
·         2 novizi a Medellín (Colombia)
·         4 prenovizi
·         15 postulanti
In quanto alle nostre 5 presenze, vorrei fornire alcune linee sommarie, andando per ordine di apertura:
·         Guanare (Portuguesa) – Sono presenti 7 frati, compreso il sottoscritto. L’attività è prettamente parrocchiale. Abbiamo 2 parrocchie: San José Obrero, in città, che comprende anche la cappella della Vergine di Fatima; e S. Pietro Apostolo, a Papelón, parrocchia rurale a 70 km circa, con vari “caseríos” sparsi in un largo territorio.
·         Palmira (Táchira) – Si tratta del seminario, che attualmente conta 3 frati formatori e 19 postulanti, compresi i prenovizi. Al di là del lavoro formativo, i frati sono cappellani di 2 collegi, che non portano via molto tempo, e i ragazzi sono coinvolti nella gestione del seminario e nella ricerca di risorse per andare avanti (allevamenti domestici, orto, riffe, eventi, ritiri e convivenze per i collegi cattolici). Non tutto è nuovo; ma mi pare ora più intenso e motivato. Per me questo risulta molto formativo e porta i seminaristi a sentire il luogo e l’Ordine come una famiglia, dove tutti contribuiscono. Naturalmente ciò non accade a scapito degli aspetti formativi classici e degli studi.
·         Pueblo Llano (Mérida) – Parrocchia con 4 frati (fray Orlando si è aggiunto da poco, avendo chiesto di essere cambiato dal seminario). Di essi 2 sono fratelli religiosi, anche se uno è in processo di discernimento per l’ammissione al sacramento dell’ordine. Anche qui ci sono alcune cappelle, delle quali la più distante si trova a circa un’ora di macchina, in montagna. Attualmente il noviziato internazionale è “sospeso”, a causa della difficoltà ad ottenere visti di ingresso al paese, specie se si tratta di religiosi. Ma non abbiamo perso la speranza di riaprirlo, anche perché la Falc nord ci tiene a questo, sia per il luogo, che per i bassi costi della vita.
·         Caracas (Distretto federale) – 4 frati, che accudono la parrocchia, con una cappella principale, e un collegio parrocchiale per alunni di basse condizioni economiche; inoltre hanno la cura pastorale dei due ospedali presenti nel territorio parrocchiale.
·         Barinas (Barinas) – Parrocchia della periferia della città. Sono presenti 3 frati sacerdoti, per un territorio ancora molto vasto, malgrado il fatto che due zone della stessa siano già diventate parrocchie autonome. Naturalmente, data l’ampiezza geografica, la parrocchia è divisa in zone pastorali, che hanno come responsabile un frate, anche se c’è molta condivisione e appoggio mutuo, e la gente avverte che è una comunità che si è fatta carico del lavoro evangelizzatore e non un singolo sacerdote.
Presenze che oserei definire “francescane”, in zone popolari, economicamente non molto redditizie, anche se ci sono alcune piccole differenze tra loro. Certo, ai frati grazie a Dio non manca il necessario e anche qualcosa in più; però quasi non si riesce a mettere niente da parte e si vive alla giornata, condividendo la situazione di gran parte dei venezuelani.
La situazione politica ed economica attuale è molto precaria. La nazione è praticamente divisa in due parti distinte, spesso agguerrite la una contro l’altra. L’inflazione è a livelli preoccupanti e spesso scarseggiano cose elementari, come farina, latte, carne, medicinali, prodotti per l’igiene personale!! La violenza ha raggiunto punte assurde: 21.000 morti ammazzati nel 2012, in una popolazione di 30 milioni di abitanti (in USA 12.000 omicidi con una popolazione 10 volte superiore). La gente quasi non esce di sera, ed è molto difficile organizzare attività dopo la messa vespertina. La vita vale ben poca cosa e si perde l’incentivo allo sviluppo, essendo poi costretti a vivere nella paura del furto o del sequestro. A volte mi si chiede come si può vivere così. Eppure la gente va avanti ugualmente, anche se, rispetto a prima, comincia a lamentarsi di più e guarda spesso al futuro più con preoccupazione che speranza. Scrivo la presente relazione alla vigilia di nuove combattute elezioni presidenziali, che potrebbero migliorare il volto del paese, o almeno questo si spera da parte di entrambe le fazioni.
A livello ecclesiale, i battezzati sono molti, ma i praticanti sono pochi (credo ci siano percentuali quasi italiane...). Vi è poi un proliferare di sette, che attecchiscono soprattutto laddove il sacerdote non arriva, o per impossibilità, o per mancanza di organizzazione pastorale e zelo missionario. C’è da aggiungere che negli ultimi anni la Chiesa cattolica non è stata affatto favorita dal governo, visto che rappresenta una voce critica contro eventuali soprusi e mancanza di rispetto dei diritti di tutti i cittadini. A differenza di confessioni evangeliche e sette, e della santeria, che non incontrano difficoltà nel loro ministero, specie se appoggiano il governo. Anche sacerdoti cattolici favorevoli all’ufficialismo, soprattutto se in maniera pubblica, ottengono tutto ciò che vogliono in termini di benefici personali ed economici.

Unione con Dio

Premesso che non ho gli strumenti per giudicare ciò che si vive a livello più profondo e personale, mi sembra di poter dire che la preghiera comunitaria e la celebrazione dei sacramenti siano ben tenuti presente in tutte le fraternità. Nell’orario giornaliero è prevista la recita comunitaria di tutte le ore canoniche e la celebrazione quotidiana della S. Messa. La qualità è buona e la partecipazione dei frati è soddisfacente. Naturalmente si deve sempre e meglio camminare verso un senso spirituale della preghiera comunitaria, perché rappresenti un momento fondamentale dell’incontro fraterno con Dio; rifuggendo dal compiere l’orario più per dovere, che per il gusto di ritrovarsi insieme davanti al Signore.
L’incontro con la Parola di Dio e la “Lectio divina” sono praticamente quasi assenti nella meditazione personale e comunitaria. Benché la Lectio sia prevista negli orari conventuali, non riesce di fatto a decollare. La meditazione si fa, ma quasi solo nei tempi stabiliti. È difficile vedere frati ai quali piaccia leggere fuori della mezz’ora d’orario, o meditare al di là di questa, anche quando si ha tempo a disposizione. Quasi tutte le letture extra sono finalizzate a impegni pastorali immediati.

Vita fraterna

Nella Custodia ci sono due incontri annuali di tutte le fraternità: la settimana dopo Pasqua, misto di momenti formativi e ricreativi; una settimana a novembre, prettamente formativa. Tali incontri aiutano ad accrescere la dimensione familiare all’interno della Custodia; si svolgono in un clima molto fraterno, di partecipazione gioiosa e sincera condivisione. Secondo me, possono aiutare a superare schemi e pregiudizi che a volte si trascinano, per alcuni frati, dal seminario, e aiutare a riscoprirsi e stimarsi come persone ormai adulte, che hanno consacrato la loro vita a Dio e vogliono camminare verso una santità personale e comunitaria. 
Nelle comunità non ci sono problemi rilevanti. Le relazioni fraterne sono abbastanza buone, fatte salve le normali discussioni e dinamiche tra uomini che condividono spazi e ideali, ognuno con le sue personali vedute e caratteristiche. Parecchio si sta crescendo nell’accettazione mutua, nel considerare l’altro come fratello e non mero “collega”, nella gestione comunitaria degli impegni conventuali e pastorali. La profondità e spiritualità nella comunicazione sono presenti, anche se hanno ancora bisogno di crescere. Più facile risulta aprirsi con sincerità durante alcuni incontri o dinamiche comunitarie, quando l’animatore dà domande riguardanti la vita dei frati e il loro sentire fraterno. Si fa fatica ad applicare teorie, conosciute e belle, alla vita fraterna concreta.
Dappertutto si celebra quasi mensilmente il capitolo conventuale, rispettando la struttura suggerita e la finalità dialogica. Occorre ancora camminare per sentire il capitolo come strumento fondamentale per la crescita personale e comunitaria. Si vive, a volte, perché si deve o con un sentimento meramente organizzativo; non come laboratorio di analisi della realtà con le sue sfide, di produzione di idee e progetti di risposta evangelica, di ricerca della volontà di Dio. Tant’è, che l’aspetto più carente, normalmente, è quello spirituale, al quale si dedica poco tempo e attenzione, per riversarsi sui punti “pratici”.

Attività pastorale

Gli impegni pastorali sono variegati nelle cinque presenze venezuelane, e sono portati avanti con generosità. Avendo i frati attuali vissuto la formazione in ambiente seminaristico diocesano, sono stati influenzati da tale modello di servizio pastorale. Poco a poco, però, si sta entrando nelle modalità proprie francescane conventuali di gestire la pastorale. Si è più liberi nel condividere il lavoro e i propri sentimenti al riguardo; nel permettere che l’altro entri nelle mie cose per opinare e contribuire a migliorare.
Ci siamo accorti di alcune carenze o aspetti che dovrebbero migliorare: più profezia, sia nelle scelte delle attività sia nel modo di portarle avanti; un maggiore zelo apostolico e missionario; una presenza ecclesiale e francescana più “venezuelana”, più propria, latinoamericana, meno legata a modelli ereditati dai padri fondatori, verso i quali, peraltro, tutti nutriamo grande stima e profondo affetto.
Negli anni passati si è ipotizzata, a più riprese, un’apertura missionaria della Custodia. In questo quadriennio si è fatta la scelta di non aprire nuove case, per fortificare e rinsaldare quelle che già abbiamo. L’esperienza dell’interscambio di “personale” con la Provincia madre è una bella possibilità appena iniziata e che potrebbe portare frutti nella conoscenza e arricchimento reciproci.

Formazione iniziale e permanente

In questo momento la formazione iniziale si vive in luoghi differenti: postulato nel seminario di Palmira; noviziato in Colombia; postnoviziato in Costarica. C’è da dire che questa esperienza di internazionalità, non del propriamente cercata da parte nostra, ma che risponde alle scelte dell’Ordine, sta dando risultati e frutti molto soddisfacenti. Circa il nostro seminario, i programmi formativi sono molto buoni e personalizzati; ottimo, a mio modo di vedere, il lavoro dell’equipe formativa, specie del rettore nella persona di fray Franklin Duran.
Sulla formazione permanente del resto della Custodia, ho già accennato sopra. C’è solo da aggiungere che si sente il desiderio di una maggiore formazione francescana. Così abbiamo deciso che la settimana formativa di novembre dovrebbe avere questa finalità, cercando però di attualizzare i temi ai tempi e alle situazioni, anche attraverso un coinvolgimento di tutti nella riflessione. Naturalmente sta risultando molto positiva la “ricaduta formativa” sulla Custodia da parte di coloro che studiano una specializzazione fuori del paese. Credo che lo stesso avverrà con gli studenti di teologia attualmente in Costarica. In ogni modo, sento che i frati stanno camminando, con le fatiche e velocità del caso, verso una ricerca di identità propria e di senso di appartenenza all’Ordine e alla Custodia. Forse la stessa età (molti sui 40 anni…), aiuta a prendere sul serio la vita e la scelta personale di consacrazione a Dio come francescani.   

Aspetti economici e giuridici

Un problema piuttosto serio, che il nuovo definitorio si è trovato a portare avanti, è stato il riconoscimento giuridico della Custodia. Un iter lungo e complesso, specie perché mal consigliati da alcuni esperti nel quadriennio precedente. Grazie all’esperienza e alla buona volontà di fray Franklin, nonché ai suggerimenti mirati di un’avvocato preparata, che non ha chiesto nessun emolumento, a differenza della precedente, siamo riusciti a risolvere la spinosa questione. Ora, per lo stato venezuelano, esistiamo come Ordine. Manca ancora introdurre, poco a poco, tutte le proprietà acquisite in questi anni. Giusto ciò che si sta facendo.
Nel quadriennio precedente si è acceso anche, per alcuni frati, il pagamento allo stato di contributi a fini pensionistici. Dovuto al mancato pagamento di alcune rate, a certa superficialità e fretta nelle consegne ai nuovi responsabili, abbiamo dovuto versare allo stato parecchi bolivares di mora e interesse. Ora pare che le cose procedano meglio. Circa l’assicurazione sanitaria, richiesta dall’ultimo capitolo custodiale per tutti i frati, parecchi si sono inscritti a quella della Conferenza episcopale, alcuni hanno continuato con la privata che avevano, altri versano una quota mensile a un fondo per necessità sanitarie, in attesa di decisioni differenti e più vantaggiose. La sanità pubblica e gratuita esiste, però è molto trascurata e di pessima qualità.
L’economia della Custodia è stabile, anche se non fiorente. I conventi pagano quasi regolarmente i contributi che devono. Soffriamo l’instabilità economica propria di tutto il Venezuela, con prezzi che aumentano di continuo, scarsità nei generi a volte di prima necessità, volatilità della moneta rispetto al mercato e alle valute estere. Non si può dire che si sia raggiunta un’indipendenza economica, e credo che questa sia ancora lontana. Tuttavia, si sta tentando una gestione economica più oculata e trasparente, confidando sulle proprie forze e sull’apporto dei fedeli e benefattori locali. Di fatto, la Provincia ha appena terminato di inviare la quota dell’anno 2010, anche se non ci fa mancare il suo appoggio su altri fronti o quando se ne abbia necessità. Stiamo cercando di cambiare il meno possibile gli euro o di attingere al “Fondo Missioni” della Provincia, per conservare valuta “forte” a disposizione per ogni eventualità. Per noi rappresenta una maniera semplice ed efficace di fare investimento. Ricordo anche che il contributo mensile della Provincia è sceso da 5.000 a 1.500 dollari. Non sono certo sufficienti; ma è servito da stimolo ai frati venezuelani per sentirsi più protagonisti e responsabili dell’economia custodiale, anche se, ripeto, parlare già di autonomia è ancora prematuro.
I frati vivono sobriamente, magari più per obbligo che per scelta. Una certa mentalità borghese è presente, forse anche frutto del passato, quando tutto si riceveva dall’Italia e si viveva da “mantenuti”. Ora si sta passando alla scelta della sobrietà come valore francescano e cristiano, anche se non mancano lotte e contraddizioni. A causa di una politica economica tipica del Venezuela, la maggior parte dei frati ha un conto bancario, per accedere a dollari a prezzo bloccato. Cosa che ha indubbiamente i suoi vantaggi, ma che può generare o ha portato a tentazioni di gestione personale dei soldi o a mancanza di trasparenza. Finora non ci si è potuto dedicare di pieno a tale aspetto, ma è qualcosa che si dovrà affrontare per rispettare il voto di povertà e le indicazioni di trasparenza, sobrietà e solidarietà fatte al Congresso di Nairobi.

Governo della Custodia

Il lavoro di animazione del definitorio custodiale mi pare apprezzato dalla maggior parte dei frati. I rapporti tra i definitori sono molto buoni, anche se non mancano normali tensioni dovute a volte a vedute differenti. Il tutto però, normalmente, si ricompone e si giunge a collaborare. Ci sono stati alcuni intoppi e rallentamenti, dovuti soprattutto a momenti e problemi personali, ma siamo riusciti ad andare avanti con serenità.
Nell’ultimo incontro di definitorio (09 aprile 2013), fray Franklin Durán ha rassegnato le dimissioni da definitore e segretario della Custodia. Benché già un mese fa avesse manifestato un certo disagio personale a seguire in tali uffici, le sue dimissioni ci sono cadute addosso come un secchio d’acqua gelata. Personalmente non sono riuscito a capire le motivazioni vere della sua rinuncia irrevocabile, pur avendone parlato con serenità e a lungo con lui. Abbiamo deciso di non scegliere ancora il sostituto. Ci siamo dati un periodo di riflessione sulle ipotesi avanzate, per poter giungere a una decisione il più possibile azzeccata, sempre nei limiti di scelte umane.
Un grazie davvero sentito e particolare a fray Franklin per il suo servizio in questi due anni, svolto con eccellente dedizione e intelligenza. Un ringraziamento che comprende tutti i definitori, collaboratori saggi e generosi. Dio li benedica, li ricompensi, e illumini la loro vita e attività.

Conclusione

A mo’ di conclusione, mi pare di poter dire che la Custodia ha buone potenzialità, a livello umano e religioso. Certo, parecchie cose sono ancora da affinare, affinché la testimonianza francescana sia sempre più evidente e radicale, incarnata e coerente. Come ogni realtà umana, siamo soggetti agli umori del momento e alla voglia di santità personale; per cui, a volte, atti e risultati non sono quelli sperati o programmati. Confidiamo nella buona volontà dei singoli, nella ricerca di santità delle comunità, nella bontà del cammino formativo dei nuovi. Ci aiutino in questo l’intercessione della Virgen de Coromoto, l’esempio di San Francesco d’Assisi, nonché di tutti i santi francescani, soprattutto quelli della nostra Provincia.
Grazie a tutti i frati della Provincia e a ciascuno, per l’appoggio e la simpatia che da sempre nutrono verso la Custodia del Venezuela. Ci sentiamo ancora “figli” della Provincia madre, verso la quale guardiamo con grande affetto, e dalla quale aspettiamo di essere ancora guidati verso una maggiore maturità umano-cristiana, e indipendenza grata e riconoscente. ¡Dios los bendiga!

fray Matteo Ornelli, custode 

miércoles, 27 de marzo de 2013

Carta de Pascua del 2013

Barinas, 23 de marzo 2013


Hermanos muy amados, ¡el Señor les dé la paz!

En vísperas del comienzo de la Semana Santa, deseo alcanzar, con la presente carta, a todos y cada uno de ustedes, para desearles que vivan una experiencia plena del amor de Dios, manifestado en Jesús, que entrega su vida en la cruz, y nos abre, con su resurrección, horizontes de esperanza cierta y siempre nueva. En efecto, en este año de la fe, el Papa emérito Benedicto XVI, en su mensaje cuaresmal, nos invitaba a hacer experiencia viva y actual de este amor, para poder creer, para que la fe en Dios sea posible y creíble: «Hemos conocido el amor que Dios nos tiene y hemos creído en él» (1 Jn 4, 16). Sin el encuentro con Dios Amor, nuestras liturgias pascuales corren el riesgo de volverse puro espectáculo, del cual somos actores, a lo mejor buenos profesionales, pero no protagonistas. Es verdad – lo sé por vivirlo cada año en carne viva junto a ustedes, hermanos míos empeñados en la pastoral de Semana Santa – que los compromisos son numerosos y urgentes, a menudo agotadores. Sin embargo, pidamos a Dios que nos permita vivir y saborear las liturgias que nos preparamos a celebrar, para que hablen también a nuestros corazones, además que a nuestras feligresías. Que logremos conmovernos y enriquecernos con la contemplación de los misterios de la Semana Mayor, para ser eficaces en las actividades pastorales a favor de nuestras comunidades. Evangelizar es la obra de caridad más grande que estamos llamados a llevar para adelante, al fin de que nuestra fe no se quede en palabras y ritos. Citando a Benedicto XVI en su mensaje cuaresmal: “La relación entre estas dos virtudes es análoga a la que existe entre dos sacramentos fundamentales de la Iglesia: el bautismo y la Eucaristía. El bautismo (sacramentum fidei) precede a la Eucaristía (sacramentum caritatis), pero está orientado a ella, que constituye la plenitud del camino cristiano.
Análogamente, la fe precede a la caridad, pero se revela y germina sólo si culmina en ella. Todo parte de la humilde aceptación de la fe («saber que Dios nos ama»), pero debe llegar a la verdad de la caridad («saber amar a Dios y al prójimo»), que permanece para siempre, como cumplimiento de todas las virtudes (cf. 1 Co 13,13)”.

Llegamos a esta Pascua después de haber vivido unos importantes acontecimientos a nivel de Orden e Iglesia: el Capítulo general y la elección de un nuevo Papa, Francisco. Ambos han marcado y caracterizado el tiempo de Cuaresma.
La moción programática del Capítulo general, sobre nuestra identidad carismática, suena así: “Para ‘vivir el evangelio’ hoy, como la Regla nos pide, el capítulo general decide que el compromiso formativo de la Orden sea el crecimiento en nuestra identidad carismática como hermanos menores conventuales, y así contribuir a la nueva evangelización. Los instrumentos privilegiados a tal fin son: La revisión de las Constituciones y la valoración efectiva del ‘Discípulo Franciscano’. Impulso a crecer diariamente en nuestra identidad; a afirmar que la alegría verdadera, para nosotros y todo cristiano, reside en vivir el evangelio; al fin de contribuir eficazmente a la nueva evangelización, expresión más alta de nuestro amor hacia los hombres, porque es permitir el encuentro transformador y dignificante con el Dios amoroso de Jesucristo, celebrado particularmente en Semana Santa.
La elección del nuevo Papa nos ha llenado de una alegría, que se ha vuelto alborozo al percatarse del nombre por él elegido: ¡Francisco! Desde luego, es motivo de orgullo y emoción para los franciscanos, que por primera vez en la historia de la Iglesia el Sumo Pontífice se llame así. Sin embargo, representa, al mismo tiempo, un desafío grande para nuestro testimonio de fe. Estamos comprometidos, en primera persona, por el mismo carisma franciscano, a ser imágenes vivas y actuales de “Cristo pobre y crucificado”. Papa Francisco, con su manera de actuar y sus palabras, nos está dando un ejemplo a seguir. Esforcémonos de caminar los caminos de Jesús, compartiendo con los pobres; de edificar una Iglesia capaz de rehuir de los signos del poder, para realizar el poder de los signos; de confesar la fe con palabras y obras de amor, enseñando a un Dios misericordioso y tierno, que nos inspire confianza y nos quite el miedo. 

El año pasado escribía sobre el compromiso cristiano por la paz, querido por los obispos de Venezuela, sobre todo con vista a las elecciones presidenciales, y que caracteriza la vivencia pospascual, inaugurada con el saludo del Resucitado a sus discípulos “Paz a ustedes”. Palabras que siguen actuales en el contexto político preelectoral que está marcando también estos días, y por eso las reitero. “El clima de desencuentro verbal y casi físico; la calificación del adversario como enemigo, con todo el vocabulario violento que pueda conllevar, son inadmisibles para los cristianos, y van combatidos rotundamente. Hay que favorecer y fomentar el sueño evangélico de una comunidad de hermanos, donde diferencia no es sinónimo de conflictividad, sino más bien de reto a la integración y al intercambio de riquezas. ¡Bienaventurados los constructores de paz! Es superfluo subrayar el aporte que nosotros franciscanos podemos y debemos dar a este anhelo. De lo contrario, el saludo pascual, que nos caracteriza frente a la humanidad, podría sonar falso y hueco”.

La Virgen de Coromoto y nuestro padre S. Francisco nos acompañen en esta Semana Mayor, cuya celebración vamos a iniciar. Constituya para nosotros una importante etapa hacia la santidad. Un abrazo fraterno para todos y cada uno. ¡Dios los bendiga y cuide!
Fray Matteo Ornelli
Custodio provincial

miércoles, 20 de marzo de 2013

Ordenación fray Ramón (09.03.2013) - Homilía


Una de las figuras por la que se distingue el ministerio de todo sacerdote es la mediación. Desde tiempos antiquísimos, el sacerdote está llamado a ser mediador entre la divinidad y los seres humanos. Para ello, sobre todo en lo referente al culto divino ofrece los sacrificios que permiten dar un sentido de unidad al oferente con Dios. Para expresar mejor esta cualidad del ministerio sacerdotal, también se suele hablar del sacerdocio como un puente tendido entre Dios y la humanidad.
La reflexión bíblica y cristiana, en esta misma línea, suele identificar al Sacerdote como Pontífice. Así, Jesús es el Sumo Pontífice. ¿Qué significa esto? En la antigüedad, los puentes más importantes y que revestían un carácter estratégico solían tener un responsable que los cuidaba, los mantenía y, también los hacía. Esa era la función del que era llamado pontífice. Los autores sagrados y, posteriormente, los Padres de la Iglesia le fueron dando a Jesucristo, el Sumo Sacerdote de la nueva alianza, la identificación de Pontífice. Quizás, por muchos y variados motivos, esta nomenclatura sacerdotal fue quedándose sólo para los Obispos y, de manera especial para el santo Padre, a quien también se le conoce como Sumo Pontífice.
Pero, todo sacerdote que recibe la ordenación y es configurado a Cristo Sacerdote, se convierte en un pontífice. No con el sentido que se le ha dado posteriormente en el tiempo, sino con el que le da la intencionalidad bíblica y de los primeros pensadores del cristianismo. Es lógico, porque se está también configurando a Cristo Pontífice de nuestras vidas.
Como Pontífice, Jesús es un constructor del puente que une al Padre Dios con la humanidad. Además custodia que las dos orillas, la del Padre y la de la humanidad, no sólo estén bien fuertes, sino que puedan sostener el pavimento que las une. Para ello, no sólo es constructor, sino quien se ocupa del mantenimiento y de la protección de ese puente. Pero, a la vez, hay otra característica que tiene ese puente, que involucra también la existencia del sacerdote: se convierte en el pavimento por el cual transitan los hombres que van hacia el encuentro con Dios. No en vano Jesús se presenta como Camino. Camino con un pavimento que permite el buen y seguro  caminar hacia la meta. Pavimento que debe soportar las duras pisadas de quienes por él transitan.
Así, entonces, se cumple la función mediadora del sacerdocio de Jesús. Une las dos orillas, permite el paso desde la humanidad hasta Dios, aligera el paso, es inconmovible, porque su fuerza soporta todo tipo de pIsada. Así, el Sumo Pontífice logra el objetivo de su misión: que la humanidad alcance la salvación, prometida por Dios Padre.

Por la imposición de las manos y la oración de consagración, todo presbítero se convierte en un pontífice. Es decir, se convierte en el hacedor de puentes, para unir a los seres humanos con el Dios de la vida; más aún, no sólo es hacedor de dicho puente, sino que también recibe la función de cuidarlo, mantenerlo y hacer posible que la gente transite por él. Pero, no se queda sólo en ello: al igual que Cristo, el sacerdote se convierte en un puente por el cual deberán transitar muchas personas en su peregrinaje hacia el encuentro definitivo con Dios. Es puente que une, es puente cuyo pavimento es la propia existencia e identidad del sacerdote. Es puente con todas las consecuencias que ello conlleva.
En el ejercicio de su ministerio, el sacerdote debe ser consciente de que es un puente. Esto requiere, entre otras, tres actitudes irrenunciables: la humildad, para saberse menos que los demás para ser los primeros en servir; es decir para permitir que por ser puente, la gente llegue hasta la meta. Un sacerdote que no sea humilde podrá brillar en muchas cosas, pero le faltará el coraje para unir a Dios con la humanidad. En segundo lugar, la disponibilidad, que siempre va acompañada con la generosidad: con esta actitud el sacerdote permite que todos sean capaces de pasar por el puente de su ministerio de mediación. No discriminará a nadie y hará fácil el peregrinaje de todos. Y una tercera actitud es la de la comunión con Cristo, en cuyo nombre debe ejercer su ministerio. Comunión que encierra la unidad con toda la Iglesia, su Obispo y el presbiterio. Si no hay esa conciencia de comunión con Cristo, el sacerdote corre el riesgo de terminar siendo un buen profesional, pero nunca un puente o un mediador entre Dios y la humanidad. Todas estas tres actitudes se podrá  vivir si hay la caridad o el amor del buen Pastor, a quien se configura y en cuyo nombre debe servir a los demás.
En minutos, estaremos presenciando la obra maravillosa de Dios que cambia la vida de este joven diácono. Lo va a convertir en puente para que la gente pueda llegar hasta Dios; lo hará pontífice para cuidar las orillas, el pavimento y la seguridad de ese puente. Nos corresponde a nosotros orar por él: para ello pidámosle a Dios que lo haga fiel ministro y no se deje seducir por los criterios del mundo; antes bien sea capaz de transparentar por el testimonio de su vida y ministerio sacerdotal el rostro de Cristo, Sumo Pontífice de nuestras vidas.

Querido Hijo:
Estás llamado a desgastar tu vida por los demás. Has recibido la vocación de ser puente, así como la de ser pontífice. Ambas realidades se encuentran dentro del sacramento que estás recibiendo. Sólo con sencillez, humildad y decisión podrás ejercer este trabajo que Dios te pide. No te estás convirtiendo en un funcionario, como tampoco estás recibiendo un encargo para estar por encima de los demás. Estás consagrándote para ser servidor: como tal debes cuidar de los tuyos, de la salvación de los demás…. Sin sacar provecho, pero haciendo que ellos alcancen sí provecho de tu ministerio, el beneficio de la salvación.
No sientas miedo ni vergüenza de ser puente. Ni creas que por ser pontífice, cuidador y hacedor de puentes, eres importante o estás en posiciones superiores. No. Estás llamado a cuidar del puente que une a Dios con la humanidad. Estás llamado a ser el pavimento por donde caminen muchos, aún con cargas pesadas. Ese pavimento debe tener la fuerza de tu amor pastoral, vivida en la pobreza evangélica, en el celibato y en la obediencia, con toda humildad y sencillez.
Para ello, se te da la gracia del sacramento. María, Madre del Sumo Sacerdote, te acompañe con su maternal protección, y puedas así ser ejemplo de servicio, fe y amor para todos, Amén.

 +Mario Moronta R., Obispo de San Cristóbal.

Ordenación fray Ramón (09.03.2013) - Presentación




Fray Ramón Elvidio Ramírez García, tercero de cinco hijos, nace en el pueblo de Pregonero, Edo. Táchira, el 09 de agosto de 1984. Hijo de Elvidio Ramírez Pérez y Emperatriz García. Los hermanos son: Nelly del Carmen, José Domingo, Yohana Vanesa, Kleyber Leonel.
Recibió su formación cristiana en la parroquia “Nuestra Señora del Carmen” en Pregonero. Estudió para su bachillerato en el Liceo “Francisco de Borja y Mora” de Pregonero, donde obtuvo el título de Bachiller en Ciencias en el año 2001.
El 10 de Septiembre del año 2001, ingresa al Seminario Misionero Franciscano “San José de Cupertino” de Palmira, junto a fray Wilmer, fray Javier y fray José Alberto. En el 2004 es enviado al Convento “Santísima Trinidad” de Pueblo Llano, Edo. Mérida, para el año de noviciado, que inicia  con la toma de hábito el 14 de Agosto y finaliza con la Profesión simple el 7 de Agosto de 2005. Hasta julio del 2009 cursa los estudios académicos en Teología en el “Instituto Universitario Eclesial Santo Tomás de Aquino” (IUESTA), en Palmira, Edo, Táchira, obteniendo el título de Licenciado en Sagrada Teología.
El 10 de septiembre del 2009, recibe su primera obediencia para el Convento-Parroquia “SS.ma Trinidad”, en Pueblo Llano (Edo. Mérida) donde ayuda en distintos trabajos pastorales y en los oficios de la comunidad. Emite su Profesión Solemne el 11 de Agosto de 2011 y recibe su obediencia para la comunidad de Guanare (Edo Portuguesa), el 1 de septiembre del mismo año. En parroquia colabora con la pastoral juvenil y la celebración de las exequias; en convento ayuda sobre todo en la parte de la economía. Es ordenado Diácono el 26 de Mayo del 2012, en la Iglesia de “San Pedro” (Capacho Independencia) por manos de Mons. Mario del Valle Moronta, obispo de esta diócesis de San Cristóbal.

Como ya escribía sobre fray Javier, también los intereses en el camino formativo de fray Ramón se han caracterizado por dos atenciones particulares: los jóvenes y el anuncio misionero. Después del seminario, él pudo dedicarse más a la pastoral juvenil que a la animación y experiencias misioneras. Indudablemente fray Ramón posee cualidades de liderazgo, sobre todo en el campo de la pastoral juvenil. Su ministerio sacerdotal le regala ahora más posibilidades, unidas a otros tantos desafíos, para favorecer el encuentro de la juventud con Cristo el Salvador, y formar discípulos alegres y comprometidos con el evangelio, anunciado con el testimonio de la palabra y la vida. En esto, el ejemplo de Francisco de Asís, líder humilde y desapegado de todo poder, puede ser un estímulo para la predicación del amor y belleza de Dios, que impulsan a la conversión y al servicio.
Además, fray Ramón posee una excelente capacidad para organizar y orientar energías y sucesos hacia una finalidad. El deseo es que sea siempre más capaz de hacer discernimiento, para buscar la voluntad de Dios, y hacia ella dirigir a sí mismo y a los demás, con toda su mente, voluntad, corazón y fuerzas. Toda su labor pastoral, como presbítero franciscano, en perenne comunión fraterna con sus hermanos, tenga como objetivo la felicidad suya y ajena, que reside en el camino de la santidad, en pos de Jesucristo, así como nos enseñó Francisco de Asís, con la palabra y el ejemplo.

Ordenación diaconal
fray Pedro Briceño
Barinas, Parroquia Maria Auxiliadora
14.03.2013 

martes, 12 de marzo de 2013

En la alegría de profundizar y compartir la fe


Guatemala, 09 de marzo de 2013

Queridos hermanos Frailes trazamos estas líneas desde la Misión y la formación, en las bellas tierras guatemaltecas. Hemos de confesar, que el camino recorrido desde las puertas del convento de Alajuela ha sido de mucho provecho, encontramos muchas personas y con ellas grandes experiencias de fe que no podrán pasar desapercibidas.

Es muy bello saberse en camino, es un dejarse llevar por el dulce abrazo de Jesús que llama a seguirle. Honduras fue tierra de encuentro con Dios, una experiencia que nos retó a ver la vida humana y divina de una forma diferente;  muchas necesidades materiales pero mucha fe… un lugar donde los retos pastorales dan paso abierto a la gracia divina, porque de entrada se nos hace ver que la fuerza humana es insignificante para lo que se demanda. Abrir fronteras mentales y físicas nos hace sentir más menores, como aquel que no confía en sus fuerzas y horizontes sino en la llamada de su Redentor.

Este ambiente de misión nos ayudó a ambientarnos en la idea de síntesis de nuestra forma de vida, y sin duda alguna la acogida y acompañamiento de los hermanos de la fraternidad de la Guatemala hicieron una muy buena combinación. Su fraternal compañía y la integración algunas actividades pastorales, encuentros formativos en el convento y en la conferencia de Religiosos nos introdujeron en una experiencia muy provechosa de síntesis y reflexión. Estar aquí nos ha permitido confrontarnos con una espiritualidad propuesta desde otro panorama, pero que en el fondo quiere dirigirse hacia Dios. Aunque la atención pastoral es eminentemente sacramental y de procesiones, los  frailes están cada día sembrando las semillas del Verbo para ampliar dicho panorama. Por lo que nosotros estamos dando una mano a dicho proyecto, así como el de dar a conocer el carisma y hacer presencia, como lo quería Francisco de Asís: con el testimonio.

Con respecto a lo que hemos hecho y vamos hacer resumimos:

·         Cada mes nos encontramos con Fr Marcio para dialogar, y sintetizar el mes vivido y organizar los espacios de formación del mes siguiente.

·         Hemos iniciado una experiencia nueva, para nosotros y para las personas que vienen a la rectoría; pues en las misas dominicales recibimos y despedimos a las personas que a nosotros vienen a rezar o a escuchar misa.

·         El lunes 11 de febrero, iniciamos unos encuentros llamados: “primer encuentro de análisis de coyuntura”. Análisis general de la realidad Nacional de Guatemala. Una iniciativa de la Comisión de Justicia, Paz, e Integridad con la Creación, de CONFREGUA. (Conferencia de Religiosos en Guatemala)

·         Con el inicio de la Cuaresma se abrió un nuevo espacio de oración y reflexión –la oración de laudes- de la cual participamos en activamente. La respuesta de los fieles ha sido muy positiva.

·         El sábado 16 la familia franciscana –que en estas tierras es bastante activa-, organizó  una la tradicional peregrinación penitencial hacia Antigua Guatemala. En esta ocasión ofreció por los 400 años de presencia de la OFS en Guatemala  y por la paz.  Particularmente hemos de agradecer, la posibilidad de participar y de experimentar  de ver a los hermanos(as) trabajar todos unidos.

·         El domingo 24 de febrero abrimos el programa de catequesis para la Primera Comunión, para los cual se tiene previsto reciban el sacramento de la Eucaristía el 4 de Octubre, en ocasión de la Solemnidad de Nuestro Padre y patrono de la Rectoría. Los padres de familia han estado muy atentos a ayudar en la formación de sus hijos; además, es significativo saber que serán los Primeros niños que harán su sacramento con la presencia de los Frailes nuestros allí.

·         Un servicio que si nos tomará bastante tiempo y del cual estamos rezando para hacerlo bien, es un inventario general del Convento y de la Iglesia. Por el hecho de que es un templo antiguo entonces cuenta con bastante historia, por lo que rescatarla con dicho inventario es un grande compromiso pero que la inexperiencia y el desconocimiento realmente se torna pesado, fatigoso y hasta aflictivo. Pero esperamos hacerlo lo mejor posible.

·         Con respecto a nuestra vida de oración, observamos una hora diaria de meditación, un libro base de lectura espiritual –escogido individualmente- y la participación de los retiros mensuales de la Fraternidad (un mes  individual y el otro comunitario). 

·         Como buenos extranjeros también hemos tenido nuestros espacios para ejercer como turistas, conocimos varios lugares –en Ciudad Guatemala y Antigua Guatemala- que nos devuelven a un pasado que parece muy cercano y en otras ocasiones nos lanzan a un futuro de avances tecnológicos y centros comerciales.


Agradecidos con Dios y la Orden, en la alegría ser y sentirnos hermanos un fraternal abrazo… gracias hermanos por estar con nosotros en este caminar… nuestras oraciones por  los proyectos de las Custodias y la Delegación.

Unidos en la Oración.
Sus hermanos fr Javier y fr Jorge